Lo scouting tecnologico: soft o hard skill?

Le 10 caratteristiche fondamentali dello scout

Oggigiorno l’innovazione è una necessità per qualsiasi azienda voglia crescere, aumentare il proprio vantaggio competitivo, o aprirsi a nuove opportunità di business. Per definire una strategia relativa al raggiungimento degli obiettivi di crescita e miglioramento, spesso l’azienda parte da esigenze ben definite e specifiche, e altrettanto spesso queste esigenze sono focalizzate sullo sviluppo incrementale dei prodotti o dei servizi che l’azienda offre ai propri clienti. Si potrebbe aprire un dibattito ben più ampio sul motivo che spinga le aziende ad innovare e sul come l’offerta sia più technology driven o più customer centric, ma in questo breve articolo vogliamo semplicemente creare un collegamento tra la risposta a quelle esigenze puramente tecnologiche, e la ricerca di nuove tecnologie o soluzioni.

Lo scouting tecnologico, per molte aziende, è spesso il punto di partenza di un processo di innovazione e altrettanto spesso questo compito è lasciato ad ingegneri, progettisti, ricercatori o agli innovation managers. Indipendentemente da chi sia l’attore principale di questa ricerca, detto attore deve necessariamente possedere una serie di skill che delineano la tipica figura dello scout.

È questo il motivo della domanda iniziale. Infatti, lo scouting tecnologico può essere sia un soft skill, perché non si impara sui libri e tantomeno all’università; sia un hard skill, perché necessita di alcune competenze più puramente tecniche che permettono allo scout di approcciare diverse tecnologie e domini tecnologici, anche non essendo un esperto (come direbbero gli inglesi un “native”). Fatta questa premessa, potremmo pensare di definire due liste distinte di skills che uno scout deve avere per poter svolgere efficacemente il proprio compito.

LE 5 SOFT SKILLS PIÙ IMPORTANTI DI UNO SCOUT

Le soft skills sono quelle che più tipicamente si riferiscono alla persona (o al professionista) ed al suo modo di svolgere un determinato lavoro. Nel quadro che vogliamo delineare, uno scout dovrebbe avere queste 5 caratteristiche elencate di seguito.

#1 – Intraprendenza

È una caratteristica che ogni scout deve avere, ovvero deve essere in grado di vedere oltre la tecnologia o la soluzione identificata. In questa accezione si intende che lo scout deve avere appunto una mentalità imprenditoriale, cioè deve essere in grado di trasformare quanto trovato in una opportunità di business per l’azienda, identificandone le applicazioni, le caratteristiche differenzianti, i rischi eventuali e l’impatto effettivo sul business.

#2 – Analiticità

Uno scout deve essere in grado di analizzare la soluzione identificata, deve in genere crearsi uno strumento basato sui criteri fondamentali che lo aiutino a identificare la miglior soluzione possibile. Quindi deve essere capace di spacchettare le varie specifiche, e di ridurre la problematica (o l’esigenza) ad una serie di sotto-problemi più facilmente risolvibili. Questo richiede spiccate doti analitiche e di riflessione, perché così facendo si è in grado di visualizzare con chiarezza pro, contro, benefici e rischi.

#3 – Capacità di connessione

Anche noto in inglese come capacità di “connecting the dots”, ovvero è l’abilità di trovare i link effettivi di una detta soluzione. Ad esempio, se ho trovato una tecnologia per il rivestimento funzionale di una superficie, uno scout dovrebbe subito chiedersi dove poterla applicare, su quale prodotto potrebbe funzionare bene, chi all’interno dell’azienda potrebbe essere il miglior stakeholder da coinvolgere per meglio comprendere la soluzione, come il marketing percepirebbe questa nuova applicazione, ecc. Connettere i punti significa anche creare le immediate connessioni con tutti gli attori e con il business interessato, per massimizzare l’impatto in fase di implementazione e commercializzazione.

#4 – Creatività

Lo scout deve avere una componente forte di creatività, perché spesso tale capacità aiuta nel problem solving e nel vedere le cose da prospettive diverse. Questa componente permette allo scout anche di approcciare in maniera critica e diversa una tecnologia, ovvero fare scouting cosiddetto “trasversale”, che presuppone che certe soluzioni possano essere cercate e trovate in domini tecnologici o ambiti industriali differenti dal proprio settore.

#5 – Organizzazione

Chi fa questo lavoro deve essere necessariamente organizzato, altrimenti uno scout rischia di perdere alcuni pezzi che potrebbero rivelarsi essenziali o importanti, anche se ad un primo passaggio potrebbero risultare di secondaria importanza. Gli scout lavorano spesso con mindmaps, o strumenti specifici per organizzare il lavoro e i risultati in maniera logica. Nella nostra esperienza abbiamo lavorato con lo scouting tree e con una tecnica a quadranti, ad esempio, che sono risultate particolarmente efficaci nell’individuazione di soluzioni in settori applicativi diversi da quello in cui operava l’azienda cliente.

Questa prima lista mette in evidenza le skills tipicamente “soft” di uno scout, e come si evince sono quelle caratteristiche tipiche che uno scout deve avere a livello di approccio nella ricerca delle soluzioni adatte alla propria azienda. Infatti, quanto su detto, presuppone che uno scout sia una persona flessibile, capace di creare connessioni, di consolidare un network e di sfruttarlo all’occasione. Quindi lo scout deve avere il cosiddetto business acumen, per individuare ciò che potrebbe avere un’immediata ricaduta sul business della propria azienda.

Gli innovation manager di Infinite Area, assieme a dei partner selezionati, sono in grado di fornire questo supporto e aiutare le aziende a organizzare le proprie attività di scouting tecnologico. La prossima settimana continueremo con la descrizione delle 5 hard skills per offrirvi il quadro completo sulle 10 skills più importanti di uno scout.


 

Nella prima parte dell’articolo dedicato allo scouting tecnologico abbiamo evidenziato quelle che sono le soft skill tipiche di uno scout.

In questa seconda parte invece è importante evidenziare le skill più tipicamente “hard”, ovvero più tecniche e più facilmente apprendibili in contesti formativi specifici.

#6 – Preparazione tecnico-scientifica

Uno scout deve avere anche una preparazione di base tecnica e/o scientifica, altrimenti ha scarse possibilità di avviare una ricerca ben affinata, e fare poi una prima selezione delle soluzioni individuate. In genere tale preparazione deve essere di supporto alla gestione delle attività, anche se nella nostra esperienza abbiamo trovato degli scout molto esperti con background in economia e gestione aziendale (es ingegneri gestionali).

#7 – Conoscenza dei “readiness level”

Da diversi anni si sentono spesso termini come TRL o IRL, già ampiamente descritti in letteratura, e nel caso del TRL inventato direttamente dalla NASA. Sono rispettivamente il Technology Readiness Level e l’Innovation Readiness Level, che vengono utilizzati come degli indici di “prontezza” di tecnologia e innovazione (= in un’azienda). Sono indici che aiutano a capire principalmente a che livello di maturità sia una tecnologia o l’innovazione che un’azienda vuole portare, o porta, sul mercato. Facendo una semplice ricerca su Google è facile trovarne delle descrizioni più e meno sintetiche per capirne l’utilità e i criteri di catalogazione.

#8 – Contrattualizzazione

Accordi, contratti, memorandum e simili, che in genere regolano le varie forme di collaborazione, implicano che uno scout debba essere anche in grado di capire e gestire questi aspetti più burocratici della ricerca. Spesso le aziende cercano tecnologie o soluzioni coperte da brevetti, o che in qualche modo prevedano una protezione della proprietà intellettuale, e questo implica che uno scout sia capace di valutare anche questo aspetto durante la selezione. Redigere un buon contratto potrebbe anche essere un compito da affidare allo scout, ma consigliamo sempre di fare un passaggio dall’ufficio legale, o affidarsi a qualche esperto in materia, per essere sicuri di non aver omesso nulla.

#9 – Protezione degli IP

Uno scout non deve essere certamente un esperto di brevetti o di protezione dell’IP (Intellectual Property = Proprietà Intellettuale), ma sicuramente deve avere una certa sensibilità per questo tema, e conoscerne almeno gli aspetti fondamentali. Spesso le aziende si avventurano in discussioni con inventori o proprietari di tecnologie senza chiedersi se tale tecnologia, o metodologia, sia effettivamente protetta, o a chi appartenga la proprietà intellettuale. Di regola le aziende dovrebbero chiedersi sempre come gestire questo punto, perché questo diventa un grosso limite nel momento di contrattualizzare la collaborazione, o decidere come sfruttare la tecnologia appena individuata. Anche in questo caso, è bene fidarsi dello scout nelle prime battute, ma sempre meglio consultare un esperto in IP o un cosiddetto patent attorney per essere sicuri di non sbagliare.

#10 – Previsioni di investimento

Quest’ultima skill, secondo noi, è importante anche se effettivamente non essenziale. Uno scout dovrebbe essere in grado di fare delle previsioni per capire se e quanto l’azienda dovrebbe investire nella tecnologia per svilupparla ulteriormente, per implementarla in un prodotto specifico, o per utilizzarla semplicemente (o in licenza o come vera e propria acquisizione, ad esempio di un brevetto). Questa skill comporterebbe avere un quadro il più preciso possibile per eventuali discussioni future, e per delineare il tipo di impegno che l’azienda dovrebbe affrontare, anche da un punto di vista economico.

Queste skill che abbiamo elencato in due articoli distinti sono parte di un programma di formazione che Infinite Area offre alle aziende, per creare le competenze necessarie per ricercare nuove tecnologie e soluzioni in autonomia. Lo scouting tecnologico purtroppo non è una cosa che si impara sui libri, ma solo attraverso un’esperienza diretta e un coaching che preveda un affiancamento iniziale. Infinite Area possiede questi strumenti e li mette a disposizione di tutte quelle aziende che intendano fare scouting tecnologico per rispondere alle proprie esigenze di innovazione.

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